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Il Guerriero della Luce sa che è libero di scegliere ciò che desidera:

le sue decisioni sono prese con coraggio, distacco e, talvolta, con una certa dose di follia. Un Guerriero della luce sa per cosa combatte. E lo fa fino in fondo, anche se questo comporta dolore, prove difficili e tanto tempo da dover dedicare.
29 November

Filastrocche in Cielo e in Terra



"Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente.
La fiaba
è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove,
può aiutare il bambino a conoscere il mondo"

(G.Rodari)


                                                                                                             Alla cicala

Chiedo scusa alla favola antica
 se non mi piace l'avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende... regala!









6 November

Se tieni una stella



Questo intervento del Venerdì sera lo dedico a Luigi Tenco.

Rivolgo il mio pensiero a Luigi perchè rappresenta un po' lo stato d'arte e della cultura italiana di oggi - e di allora.
Il parallelismo corre sul filo dell'indifferenza e dell'incomprensione della complessità di una persona, caratteristiche che non si risolvono nel proporre al pubblico la mera apparenza e quanto stabilito dal piatto, piattissimo mercato del lucro. Anche ieri  molti non avevano capito, non avevano compreso. L'arte e la cultura non si mercificano, non si vendono al miglior offerente, non sono frutto del libero mercato, non si pesano con il metro del profitto. Come direbbero i Mercanti di Liquore in versi: "la musica è dei poveri.."

L'edilizia produce. La filosofia non produce.
La tecnica produce. Il teatro non produce.
Il commercio produce. I musei non producono.
Il cemento produce. Un fiore non produce.

L'arte e la cultura non producono.
La musica giusta non produce.

Oggi come allora si sceglie l'esteriorità, l'involucro delle cose. Non si saggia il peso di un'ermetica zen o di un quadro di Picasso.
Questo - invece - è Luigi Tenco.



                                                                                                          Se tieni un amore

stretto in una mano
non aprirla per cogliene un altro:
io l'ho fatto e ho perso l'amore
e così sono rimasto
con una mano vuota
a guardare il mio amore
ormai troppo lontano.
Se tieni una stella
stretta in una mano
non aprirla per cogliere un fiore:
io l'ho fatto e ho perso l'amore
e così son rimasto
con il fiore nella mano
a guardare la mia stella
che saliva lontano.
Se tieni un bel fiore
stretto in una mano
non bagnarlo nell'acqua del mare:
io l'ho fatto ed ho perso l'amore
e così son rimasto con la mano nell'acqua
a guardare il mio fiore
portato via dal mare







11 October

E sia

SCRITTO SULLA SABBIA

Che il bello e l'incantevole
Siano solo un soffio e un brivido,
che il magnifico entusiasmante
amabile non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
fuoco d'artificio e riso di bambino,
sguardo di donna nel vetro di uno specchio,
e tante altre fantastiche cose,
che esse appena scoperte svaniscano,
solo il tempo di un momento
solo un aroma, un respiro di vento,
ahimè lo sappiamo con tristezza.
E ciò che dura e resta fisso
non ci è così intimamente caro:
pietra preziosa con gelido fuoco,
barra d'oro di pesante splendore;
le stelle stesse, innumerabili,
se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi
- effimeri-, non raggiungono il fondo dell'anima.
No, il bello più profondo e degno dell'amore
pare incline a corrompersi,
è sempre vicino a morire,
e la cosa più bella, le note musicali,
che nel nascere già fuggono e trascorrono,
sono solo soffi, correnti, fughe
circondate d'aliti sommessi di tristezza
perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
si lasciano costringere, tenere;
nota dopo nota, appena battuta
già svanisce e se ne va.

Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.
Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.
Spose di un tempo, senza durata,
per cui la rugiada su un petalo di rosa,
per cui un battito d'ali d'uccello
il morire di un gioco di nuvole,
scintillio di neve, arcobaleno,
farfalla, già volati via,
per cui lo squillare di una risata,
che nel passare ci sfiora appena,
può voler dire festa o portare dolore.
Amiamo ciò che ci somiglia,
e comprendiamo
ciò che il vento ha scritto
sulla sabbia.

(Herman Hesse)








21 September

L'ombra di quel che eravamo



  "..Voleva rispondere che dall'esilio non si torna, che qualunque tentativo è un inganno, l'assurda illusione di abitare nel paese dei ricordi. E' tutto bello nel paese dei ricordi, non ci sono imprevisti nè terremoti e persino la pioggia è piacevole nel paese dei ricordi. Il paese di Peter Pan è il paese dei ricordi.."


L'ombra di quel che eravamo - Luis Sepulveda






Un fulmine a ciel sereno, un altro ottimo colpo per il Lucho. Ispettori di scuola Soriano, vecchi anarchici segnati dal passar del tempo e socialisti falliti si mescolano a storie di utopia, disillusioni, ideali e fidanzamenti in rete.
Lo scenario è Santiago del Cile, una pioggia torrenziale e il ricordo della luce di Salvador Allende e i giorni della militanza, quelli macabri e dal sapore di sangue della dittatura di Pinochet.
Il tutto viene raccontato attraverso un amaro e sincero umorismo al quale il Lucho non rinuncia mai (e al quale viene quasi automatico associarlo a quello che si respira nella penna di Stefano Benni)
Un libro veloce per riconsegnare ancora una volta al lettore la memoria di un passato tormentato e una storia (con la esse maiuscola) troppo spesso dimenticata.
Con ironia e un sorriso.



9 September

Ciao Teresa



Aggiungere altro risulterebbe superfluo







5 September

When the autumn weather turns the leaves to flame







...Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull' età,
dopo l' estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità...
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità...

Non so se tutti hanno capito Ottobre la tua grande bellezza:
nei tini grassi come pance piene prepari mosto e ebbrezza, prepari mosto e ebbrezza...
Lungo i miei monti, come uccelli tristi fuggono nubi pazze,
lungo i miei monti colorati in rame fumano nubi basse, fumano nubi basse...

O giorni, o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia.
Diverso tutti gli anni, e tutti gli anni uguale,
la mano di tarocchi che non sai mai giocare, che non sai mai giocare...

                                                                            (F. Guccini)



2 September

Choose the life

La società s'inventa una logica assurda e complicata, per liquidare quelli che si comportano in un modo diverso dagli altri. Ma se, supponiamo, e io lo so benissimo come stanno le cose, so che moririò giovane, sono nel pieno possesso delle mie facoltà eccetera, eccetera, e decido di usarla lo stesso, l'eroina? Non me lo lasciano fare. Non mi lasciano perché lo vedono come un segno del loro fallimento, il fatto che tu scelga semplicemente di rifiutare quello che loro hanno da offrirti. Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l'anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita. Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh, cazzo, il problema è loro, non mio. Come dice Harry Lauder, io voglio andare dritto per la mia strada, fino in fondo






Mi sono imbattuto per caso in Irvine Welsh. Questo nome che mi ronzava in testa, fin dal giorno in cui mi trovai davanti la versione cinematografica di Trainspotting, passò oltre, in silenzio, senza che gli potessi dare particolare importanza in quel determinato momento.
E' un film tratto dal libro di tale Welsh. Lo si guarda. Stop.

Vagabondando lungo gli scaffali di una libreria sotto le due Torri mi capita per caso - probabilmente stavo cercando qualcosa dei Wu Ming, piuttosto - questo libro: Colla. La trama è accattivante, ho poco tempo per decidermi, perciò lo compro e lo metto in borsa.
Ciò che mi si apre davanti è nientemeno che un universo di tossici, depravati, sbandati imbottiti di droga ed alcolizzati di professione. L'apparenza, per i profani, è che possa trattarsi di un romanzetto senza troppe ambizioni sulle storie di un quartetto appartenente alla Working class scozzese che han ben poco da raccontare, se non particolari appetibili di Sex&Violence.
La realtà - come spesso e volentieri accade - è decisamente più complessa ed articolata di quanto appaia. Colla rappresenta, al di là dell'intreccio da tipico romanzo generazionale con il quale si presenta inizialmente, il pregevole tentativo (perfettamente riuscito) di raccontare senza troppi fronzoli il mutamento di una particolare cultura giovanile che attraversa le decadi '70-'80-'90 fino ad arrivare alla soglia degli anni 0 tra l'evoluzione delle droghe (eroina, cocaina, ecstasy) e il rapporto tra classe borghese e proletaria.
I richiami alla cultura dell'epoca, politica, letteratura e musica sono molteplici ed evidenti. Dal rifiuto per il regretto nazionalismo scozzese all'esplicito favore per il movimento repubblicano irlandese (Oh danny boy, the pipes the pipes are calling...)
I protagonisti sono ben definiti, diretti e si adattano perfettamente allo stile di Welsh per gergo tipico ed utilizzo di termini diretti e crudi.
Ti entrano dentro e non ti lasciano fino a che non si chiude l'ultima pagina, tant'è che capita spesso di iniziare a parteggiare per l'uno o l'altro, spesso con risultati sofferti.
(Nota: Ho constatato un'inversione di tendenza nella traduzione di Porno rispetto a Trainspotting e Colla. I traduttori del terzo capitolo sono stati incapaci a rendere- alla pari dei due precedenti capitoli - il senso esatto di parecchie espressioni tipiche del gergo leithiano, inficiando non poco il giudizio di comparazione, narrazione a parte).
Si chiude Colla e si aprono, appunto, le porte di Trainspotting. Qui Welsh raggiunge un livello di narrazione decisamente più elevato: il punto di vista del narratore viene infatti a coincidere con quello dei suoi innumerevoli personaggi primari e secondari. Ci si immedesima con ognuno dei narratori, il loro differente point of view, gli intercalari tipici e coloriti di chi racconta. Un tratto essenziale dell'autore scozzese, al quale non rinuncia nemmeno nel sequel.
Quando esce nelle sale internazionali, la versione cinematografica di Trainspotting desta stupore e scandalo per quanto mostra (uscisse ora non farebbe più di tanto scalpore, ci mancherebbe. Ed è faccenda di neanche quindici anni fa) : un gruppo di eroinomani ai bordi della società, la stessa società che deve mostrare il suo lato buono e perfetto al grande pubblico, a se stessa. Il fatto è che la pellicola di Danny Boyle riprende punto per punto - ma con il tipico ausilio della forza delle immagini scaturite dalla macchina da presa - la realtà delle situazioni vissute dai ragazzi. E' quotidianeità. Sick Boy non è nient'altro che uno dei tanti ragazzi che si fanno di eroina nelle case di Edimburgo, Londra, Berlino. Così come lo sono Renton, Begbie, Spud, Second Prize e compagnia bella.
Anche Trainspotting è un romanzo della "merda". Siringhe, violenza, degrado sociale e morte formano il contesto della periferia scozzese che pare quasi un'auto-biografia di Welsh, o almeno così si presume.
E quel che ne deduciamo è riassunto da ciò che il Beggar boy afferma sbraitando in faccia a Spud nel terzo capitolo della saga:
"Leith non morirà mai"



24 August

Storie di ordinario razzismo

C’era una volta un ministro, si chiamava Mara ed aveva grandi (grandi, grandi, grandi!) occhi scuri e bei tailleur chiari. Era il ministro che doveva vegliare sull’uguaglianza fra le persone, almeno in fase di partenza, poi ognuno si facesse strada con i suoi meriti. E quando le dissero che c’erano persone che si volevano sposare ma non potevano perché erano dello stesso sesso, anche se si volevano bene uguale come le persone di sesso diverso, lei disse che quella non era una disuguaglianza. “Perché?” “Perché no.” E disse anche che se quelle persone che si volevano bene con altre persone del loro stesso sesso fossero state in grado di provare che erano discriminate, lei sarebbe intervenuta. Lo disse sorridendo, mentre a pochi chilometri da lei stavano accoppando un altro trans.

Un giorno, un giornalista un po’ curioso provò a cercare casa a Roma, fingendosi una di quelle persone che volevano bene ad altre persone del loro stesso sesso. Telefonò a molti annunci chiedendo di vedere una stanza per sé e il suo fidanzato: ricevette ben diciotto rifiuti motivati dalle ragioni più balorde. Il giornalista mise quindi a disposizione di tutti la registrazione delle telefonate. Il ministro non disse nulla.

In compenso, dissero qualcosa gli esponenti di diversi partiti, incluso uno che iniziava per “Par” e finiva per “cratico”, che si scagliarono esplicitamente contro “l’ondata razzista e omofoba innescata dalla destra reazionaria nella Capitale”. Gli esponenti del partito che finiva per “cratico” dimenticavano, evidentemente, che il loro segretario si era espresso contro l’istituzione di un registro per le coppie di persone dello stesso sesso, o che un’altra eminenza al loro interno andava dicendo che quelle persone erano abomini che andavano curati, e altre cose non vere ma che piacevano tanto a un signore vestito di rosso e di bianco (non Babbo Natale, l’altro signore vestito di rosso e di bianco).

Nessuno si alzò in piedi e urlò “Ma che cazzo state a di’?”

Fine.

Anzi no. Questa è un'altra favola che parla di un ragazzo, un giovanotto come tanti,  il quale prova un determinato tipo di affetto nei confronti di un altro ragazzo. L'amore, come tutti sappiamo, è sentimento dichiarato fuori legge dal Decreto Sicurezza dell'Eminentissimo, Onorevolissimo, Altissimo, Gran Consigliere ed Ispettore capo della Gestapo Roby Maroni.
E' altresì risaputo come all'interno del prossimo pacchetto legge sicurezza tutti gli individui sotto il metro e 49, coloro che indossano pantaloncini a quadri e tutti gli individui con il naso aquilino saranno considerati criminali. Con il beneplacito del consenso popolare, come riporta un'affidabile e autorevole, ma che dico, autorevolissimo sondaggio proposto dall'Istituto Nazionale per la Difesa della Razza Padana.

Ma non perdiamoci in ciance e torniamo a noi. Questa è la storia di quel ragazzo che voleva bene, tanto bene ad un altro ragazzo. Costui - una sera d'estate come tante altre, in un non meglio identificato centro città d'Italia - tentò allora di baciare sulla bocca l'amato compagno, il quale non si allontanò ma rispose al gesto del primo con un sorriso ed un bacio reciproco. Ebbene sì, i due si amavano, nell'anno 2009 di Nostro Signore.

A questo punto della nostra storia veniamo a scoprire che poco più in là - in quel centro città non meglio identificato - passeggiava il Signor Umberto Bossy con signora, barboncino e figli al seguito. Fu allora che lo spaesato Renzino Bossy - ragazzo notoriamente sveglio - sgranò i suoi grossi occhi neri addocchiando i due innamorati presi dal loro singolare gesto.
Al che l'Onorevolissimo Umberto - tollerante di natura ma ugualmente scosso dalla scena - si affrettò a coprire con le proprie mani padane al 100% gli occhi del malcapitato Renzino affrettandosi ad aggiungere "Figlio mio, non guardare, voltati"
"Perchè mai, papi, non dovrei guardare? Cosa succede?"
"Non è normale, figliuolo. Ora girati e guarda da questa parte"

Era nel procinto di voltare il figlio e lasciar le proprie mani padane dagli occhi - padani anch'essi - del figlio, quand'ecco che girandosi di colpo si trovò a pochi metri una coppia di spacciatori, per inciso suoi conoscenti di Brescia provincia - intenti nella loro specifica e prolifica attività -.
Pertanto il pio Umberto pensò bene di voltarsi ancora.

Per sua sfortuna, mutando nuovamente la visuale la scena che gli si parò davanti era ancora peggior della precedente: un anziano signore nell'atto di strusciare il proprio decadente e flaccido corpo su quello di una piccola bambina coperta di riccioli e con un palloncino. La bambina si chiama Martina, ma tutto questo non c'entra con la nostra breve storia.

Si voltò ancora: un ragazzo e una ragazza che si toccavano a vicenda nelle parti intime davanti ad una scolaresca di passaggio.

Altra visuale, altro groppo in gola: un noto politico stava intascando tangenti da un ancor più noto imprenditore.

Il Senatùr non sapeva più cosa pensare, già meditava di inviare un articolo al suo quartier generale di Pontida in cui accusava la criminalità extracomunitaria, Roma ladrona e perchè no - anche un gruppo di elettricisti di Siracusa - di aver architettato quella squallida improvvisata.

L'ignaro Renzino nel frattempo - infastidito dal temporeggiare del canuto genitore - tolse la mano padana al 100% e con i suoi occhi anch'essi padani al 100% si trovò pertanto a fissare i due ragazzi - quelli di inizio storia - ancora intenti a baciarsi con dolcezza.
Si girò e - rivolgendosi al pio Umberto - : "E allora? Perchè non mi hai lasciato andare? Eddai, fammi andare a salutare Piero e Fabio, non vedo i miei amici da troppo tempo!"

Il piccolo Renzino si divincolò dalla stretta del padre e aggiunse - mentre si stava allontanando: "Ah, babbo, comunque guarda che laggiù ci sono due spacciatori, degli sporcaccioni ed un pedofilo; fossi in te chiamerei la polizia. Ci vediamo dopo, ciao!"

Il pio Umberto non riuscì a rispondere, chinò lo sguardo e riprese a camminare.





Grazie ad Alessandra per lo spunto alla seconda parte della storia.
Grazie a Stefano Benni, il più lo devo a lui.
Grazie ai governi xenofobi ed intolleranti, al clima della paura e dell'omofobia.
Grazie, perchè quando crescerò potrò insegnare ai miei figli chi NON prendere come modello di vita.




20 August

Un saluto a Fernanda Pivano. Dai Suoi cantautori





La terra ti suscita
vibrazioni nel cuore: sei tu.
E se la gente sa che sai suonare,
suonare ti tocca, per tutta la vita.
Che cosa vedi, una messe di trifoglio?
O un largo prato tra te e il fiume?
Nella meliga è il vento; ti freghi le mani
perché i buoi saran pronti al mercato;
o ti accade di udire un fruscio di gonnelle
come al Boschetto quando ballano le ragazze.
Per Cooney Potter una pila di polvere
o un vortice di foglie volevan dire siccità;
a me pareva fosse Sammy Testa-rossa
quando fa il passo sul motivo di Toor-a-Loor.
Come potevo coltivare le mie terre,
- non parliamo di ingrandirle -
con la ridda di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,
e il cigolìo di un molino a vento - solo questo?
Mai una volta diedi mani all'aratro,
che qualcuno non si fermasse nella strada
e mi chiedesse per un ballo o una merenda.
Finii con le stesse terre,
finii con un violino spaccato -
e un ridere rauco e ricordi,
e nemmeno un rimpianto.


Il suonatore Jones
(traduzione di Fernanda Pivano)
13 August

Corleone parte due: tra radici ed ali

E così siamo al ritorno. Stessa sensazione avvertita anno scorso già quando vedi Corleone allontanarsi per l'ultima volta dal riflesso del vetro dell'pullman. Questa volta non ti stai preparando per la giornata sui campi ma per far ritorno a casa..di nuovo. Stessa sensazione, stesso identico senso di vuoto. Riformulare ritmi, abitudini, facce delle persone e piccoli gesti quotidiani non è affatto semplice, nè aiuta scorrere ancora ed ancora le centinaia di immagini scattate a fermare quel determinato momento della giornata di ognuno. Affidarsi al ricordo dell'anno precedente, aggrapparsi alle sue aspettative e al ricordo di quanto costruito in un certo modo è servito ad affrontare quel che di sconosciuto che ti riserva un'esperienza del genere, al di là delle retoriche e frasi di circostanza che solitamente circondano il momento della partenza e le due settimane di permanenza. E finisci per portarti a casa un'altra vagonata di bagagli, storie e magari anche qualche incazzatura, che male non fa. A partire dalla consapevolezza di aver seppure in minima parte contribuito ad un qualcosa di infinitamente più grande di te ed allo stesso tempo di aver lasciato una rete di rapporti veri, lontani dalle mura offerte dalla società del finto che si sta poco a poco mangiando quanto più di genuino rimasto in noi. Ci sarà ovviamente chi prenderà questi giorni per un modo come un altro di passar del tempo, chi a malincuore, chi ci rifletterà sopra e pure chi un po' alla volta si lascerà dietro i volti che non ricorderà più se non per un contatto registrato una volta tornato a casa. Certo è che non spetta nè al sottoscritto nè ad altri decretare cosa è giusto e cosa no.
Ricordo quando a tavola e sul furgone si parlava di omertà con i soci della cooperativa e automaticamente mi viene da fare il confronto rispetto ai dialoghi vuoti nati in altri contesti, senza aver una minima idea di cosa possa significare omertà o vivere costantemente con addosso la mano silenziosa degli uomini d'onore.
Ricordo perfino quando durante uno dei numerosi treni di ritorno da Bologna incontrai un signore distinto della provincia di Trapani, con il quale iniziai a scambiare battute ed opinioni personali riguardo all'esperienza delle cooperative e dei terreni confiscati. Una riflessione da parte sua mi colpì e difficilmente seppi rispondergli. La riflessione riguardava il fatto che nonostante tutto, sotto Cosa Nostra c'era lavoro, si costruivano strade, palazzi, c'erano soldi sicuri per tutti. Il messaggio terrificante che stava passando, accompagnato dallo stesso medesimo ragionamento di tanta altra brava gente, era quello di un'assenza ingiustificabile dello Stato, al quale si è sostituito egregiamente la Mafia e il suo controllo territoriale. Il messaggio che pizzo, violenza, sangue sulle strade e omertà sono giustificabili a fronte di una vita serena seppur con la testa china. Davvero terrificante.
Ma vabbè, a tutto questo ha già risposto Calogero, e se qualcuno non ha avuto modo di ascoltarlo è invitato a scendere a Corleone a vedere e sentire con le proprie orecchie ed i propri occhi.
A titolo personale credo mi terrò accanto ed acconto diverse cose, molte più persone:
Calogero e Franco, e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro a due statue;
Fabrizio e la sua capacità di affrontare quanto davanti con un sorriso, senza lasciarsi spaventare dalla responsabilità concessagli;
Le compagne dello SPI di Arezzo: perchè queste sono dei giganti, rappresentano un mondo che sapeva ancora incazzarsi, prendersi quanto dovuto e non abbassare mai la testa. Le nonne che avrei sempre desiderato avere;
Luca, probabilmente non sarebbe stato lo stesso senza una persona del suo calibro. C'è un sorriso decisamente amaro quando si pensa che in Italia non sono tutti capaci a pensare come lui. Purtroppo.
I compagni di stanza e di tavolo: a volte si finisce per giudicare troppo velocemente, non ne sono esente io nè chiunque altro. E si dovrebbe apprezzare quanto ti si para davanti senza pregiudizi di sorta. E poco alla volta, tra una vite ed un prender parola inizi a portare rispetto, serenamente.
I ragazzi scout: perchè capisci la genuinità con cui si pongono di fronte a questa avventura a loro sconosciuta. Tante storie, pensieri, dubbi e parole impossibili da conoscere completamente in così poco tempo.
Manca ancora Corleone, l'aria che vi si respira.
Il tramonto impossibile da catturare con la macchina fotografica.
L'ennesimo tronco da tagliare e il suo palo da levare.
Mancherà perfino il clap-clap nervoso.
Manca perfino chi non è riuscito ad integrarsi perfettamente nel meccanismo, benchè sia stato un errore bilaterale
Manca e mancherà il vento in faccia sul retro del furgone di Gino.
Manca tutto, come l'anno scorso.

In ogni caso, nonostante tutto..grazie.
Questo è invece Corleone 2008, a distanza di un anno rileggi e ti sale il magone per quanto passato, tra vita tua e quella degli altri.
Corleone - Liberarci dalle Spine 2008

E' la meglio gioventù
Che non ce la fa più
E' la meglio gioventù
Che sogna di più
E' la meglio gioventù
Che lotta di più
E' la meglio gioventù
Che corre di più.

Tu non sai cosa vuol dire
La paura di morire
Con il capo sempre curvo
Stare zitti e non vedere.

Una voce soffocata
Che si è fatta sopraffare
Come gli occhi di mio padre
Che non sanno più guardare.

Ma è più comodo tenere
Tanta gente a non sapere
Mantenendo l'ignoranza
Che fa comodo al potere.

Che tranquillo va a braccetto
Con la cosa con amore
E che dà da lavorare
E' la cosa più normale.

Ma da oggi su la testa
Ma cosi non siamo tutti
Noi andiamo e se volete
Ora ci ammazzate tutti.

I miei anni mi impediscono
Di stare qui a guardare
Voglio alzarmi e incamminarmi
Perché ho voglia di sognare.

E' la meglio gioventù
Che non ce la fa più
E' la meglio gioventù
Che sogna di più
E' la meglio gioventù
Che lotta di più
E' la meglio gioventù
Che corre di più.

Basta questa indifferenza
Ma cambiare è proprio dura
Perché oggi fa paura
L'istruzione, la cultura.

C'è chi solo ha la divisa
La carriera militare
Va spedito nell'inferno
Come carne da cannone.

Ma i ragazzi sono stanchi
Hanno voglia di studiare
Di imparare e andare avanti
Potersi realizzare.

Non più mani da baciare
Niente culi da leccare
Non più belve da ossequiare
Da dovere rispettare.

Ma da oggi su la testa
Ma cosi non siamo tutti
Noi andiamo e se volete
Ora ci ammazzate tutti.

I miei anni mi impediscono
Di stare qui a guardare
Voglio alzarmi e incamminarmi
Perché ho voglia di sognare.

E' la meglio gioventù
Che non ce la fa più
E' la meglio gioventù
Che sogna di più
E' la meglio gioventù
Che lotta di più
E' la meglio gioventù
Che corre di più.

E' la meglio gioventù
Che non ce la fa più
E' la meglio gioventù
Che sogna di più
E' la meglio gioventù
Che lotta di più
E' la meglio gioventù
Che corre di più.





22 July

Al di là degli alberi ed un venti Luglio di storie di santi ed eroi







Un giorno d'estate
Arrivò un temporale
Bussò alla mia porta
Portando la guerra.

Poi la mia casa
Divenne prigione
Interno cammino
Per tutto il dolore.

È qui che rivedo
Il suo dolce sorriso
Le risa e le voci
La sua primavera.

Dietro quegli alberi
Si vede il mare
C'è ancora il canto
Del suo giocare.

È per questo che andrò
Al di là di quegli alberi
Per pulirlo dal fango
Per salvare il suo nome.

Pensa alla gioia
I capelli al vento
Le grida di un figlio
Che corre contento.

Pensa alla madre
Che partorisce
Pensa alla vita
Che non ritorna.

Cammina ancora
Non ti fermare
Porta la voce
A raccontare.

In ogni luogo
Con la dignità
Cammina cammina
Per la verità.

Lo hanno portato via
Come l'acqua di un fiume
Ricoperto di fango
Han macchiato il suo nome.

È per questo che andrò
Al di là di quegli alberi
Per pulirlo dal fango
Per salvare il suo nome.

Ogni 20 del mese
A trovare il tuo amore
A portare da bere
Al tuo piccolo fiore.

E che gli uomini sappiano
Della differenza
Tra una mano che offende
E la resistenza.

2 July

Oceano



Quanti cavalli hai
tu seduto alla porta
tu che sfiori il cielo
col tuo dito più corto
la notte non ha bisogno
la notte fa benissimo
a meno del tuo concerto
ti offenderesti se qualcuno
ti chiamasse un tentativo

Ed arrivò un bambino
con le mani in tasca
ed un oceano verde
dietro le spalle
disse "Vorrei sapere
quanto è grande il verde
come è bello il mare,
quanto dura una stanza,
è troppo tempo che guardo il sole,
mi ha fatto male"

Prova a lasciare le campane
al loro cerchio di rondini
e non ficcare il naso
negli affari miei
e non venirmi a dire
"Preferisco un poeta,
preferisco un poeta
ad un poeta sconfitto"
Ma se ci tieni tanto
puoi baciarmi ogni volta che vuoi




25 June

Radio libere

Uno che telefona per sapere se i film dei fratelli Marx sono in inglese.
Uno che telefona: «Vi interessa che qua sotto c’è uno con la testa spaccata, tutto il sangue, la Lambretta distrutta una scarpa qua e una là, un macello.»
Uno che vuole Elisa.
Un compagno che vuol vendere un giradischi.
Una compagna che vuol vendere dei criceti.
Uno che vuole i Genesis quel pezzo dell’album che ha copertina blu, il terzo della seconda facciata o il secondo della terza facciata quello che comincia za-da-za-da-daaaaa, babum, taratara, rirarara, ma dai, come non capisci?
Uno che vuol sapere se c’è assemblea.
Uno che vuol sapere cos’è successo ieri, che ha visto un sacco di pompieri.
Le cooperative, un militare, l’uomo dell’antenna, uno che vuol sapere cos’era quel pezzo di chitarra di ieri notte alle due e un quarto.
Uno che vuole Donna Summer con la dedica a Tiziana e Cristina le più belle del Bar Gina scusa, ma non siete «Radionotizie 101»? Ah no? Chi siete?
Uno che dice com’è che non mettete mai del jazz.
Uno che gli interessa il fatto dei criceti della compagna di prima, uno che scusa posso venire a trovarvi, uno che vuole tre volte al giorno I treni per Reggio Calabria.
Uno che mi han rubato la bicicletta si può dire per radio che sono degli stronzi?
Uno che cerca lavoro.
Il notiziario, seimila licenziamenti, il collettivo politico giuridico Catalanotti giuro che entro una settimana chiudo l’istruttoria, giuro giuro in vacanza a Palinuro, il consiglio di quartiere Mazzini e poi ieri, cioè oggi, no domani lo spettacolo al centro Cabral ecco un compagno che ci telefona in diretta da Lettere, ecco vai pure non si sente niente vaffanculo scusate.
Uno che scusa quand’è lo spettacolo al centro Cabral?
Uno che vuole Raundzetaunenzecauntriamoulchinbebi dei Vezeriport scusa ti passo un compagno che sa l’inglese.
Uno che vende una racchetta, tre ellepì, batte a macchina tesi, porta fuori i cani.
Uno che vuole Elisa.
Uno che chiede cosa state trasmettendo adesso, uno che sente un sibilo, uno che c’è una radio che vi copre, uno che chiede come mai è una settimana che non trasmettete più? Uno che dice: «Allora arrivano i Genesis, che voglio registrarli?»
Uno che dice perché non mettete mai jazz e son due ore che è su un disco di Coltrane perché nessuno lo va a cambiare.
Uno che dice che mettiamo troppo jazz.
Uno che cerca un passaggio per Napoli.
Uno che vuole fare una rubrica di musica sarda.
Uno che vuol sapere perché c’è la polizia davanti al Fermi, uno che dice che c’è una pantera davanti al Fermi, uno che ha visto quattro autoblindo e un elicottero entrare al Fermi.
Uno che vuole esser pagato.
Il dibattito in diretta porcoddio non sono d’accordo compagni, vorrei rispondere al compagno di prima dunque premetto che io sono iscritto al Pci, io volevo dire due cose al compagno del Pci, senti io ero nel corteo e sono stata malissimo, io senti vorrei dire alla compagna di prima che le reazioni emotive mi stanno bene fino a un certo punto, porci rossi smetterete di trasmettere, scusa io non voglio andare in diretta non sarò in diretta adesso, no dai, ho dei problemi a andare in diretta, non è che mi hai messo in diretta, vero? Porcoddio queste cose il compagno Zangheri non le sa, sentite io è la prima volta che vi ascolto non sono di destra però devo dire che proprio dovreste stare più attenti alle sciocchezze che dite, pronto vorrei rispondere al compagno di prima quello che parlava della compagna di prima, perché mi sembra che abbia fatto un’analisi riduttiva, sono un gay questo è un intervento rosa per i compagni così bravi a far politica, porcoddio quel gay di prima m’ha fatto incazzare anche se dice delle cose giuste, scusa c’è Elisa? Come, state facendo un dibattito? Perché devo mettere giù? Io volevo dire che in questo dibattito di marxista c’è molto poco, senti, quand’è che finite con queste telefonate io sono qui da tre ore col registratore che aspetto i miei Genesis.
Uno che cerca un posto da dormire, uno che cerca una casa, dieci che hanno occupato una casa.
Uno che cerca una Lucia bionda e piccola di Siena.
Uno che vuol fare una rubrica sulla vivisezione.
Uno che avete l’indirizzo di Lucio Dalla?
Uno che ha telefonato all’indirizzo della compagna dei criceti e gli ha risposto il quartiere Mazzini.
Uno che vuole essere pagato.
«Radio Modena» è vero che ci sono stati degli scontri?
Elisa che dice mi ha cercato qualcuno?
Un annuncio chi vuole andare a spalare la neve in piazza.
Uno spiritoso che dice avete detto sparare in piazza.
Uno che dice chi è quel cretino che ha letto l’annuncio di spalare la neve sul pezzo dei Genesis che volevo registrarlo.
Il collettivo macrobiotico Zen-Origami-Shiatzu che fa un corso di mimo.
Uno che a Bazzano non si sente.
Uno che vende delle pinne.
Uno che perché non spiegate come si fa una boccia con la pece?
Uno che senti potresti prendere giù un comunicato sono sole tre cartelle.
Uno che vuole risentire l’intervista del sindacato ferrovieri perché era a lavorare.
La mamma di Elisa, i radicali, «Radio Mariposa» e un compagno greco, che vuole Theodorakis.
Un criceto che telefona qua dove sono adesso sto malissimo.
Uno che, senti, ce l’hai Soli nel bosco di Junior Magli?
Uno che apre la porta della sala trasmissione e urla: «Fuori ci sono quei rompiballe dei naturisti» col microfono aperto.
Uno che più musica classica e più John Cage e quanti siete e come vi pagate e troppo lunghe le notizie e basta con ’sto rock tedesco e avete pubblicità e tu chi sei e coraggio insistete forza comunque «Radio Alice» è molto meglio.
Uno che stasera sto pensando seriamente a uccidermi.
Uno che cerca Elisa.
Uno che senti, ok il pezzo dei Genesis ma non è quello che volevo io.
Uno che sono qui al freddo davanti al centro Cebral, è tutto chiuso e non c’è un’ostia di niente.
Una scarica, un fischio, un disco che salta, uno che stona, un compagno che non riesce a parlare, uno disinvolto, uno serio, uno brillante, uno educato, uno fumato, abbiamo al microfono da Roma Valentino Parlato, senti Valentino come valuti tu quello che è successo oggi, e poi i titoli dei giornali, le radio accese in prigione, le radio chiuse, le radio che spuntano e non c’è mai una lira, e tanti signori seri che preparano una riforma per la regolamentazione dell’informazione democratica che non può essere lasciata in balia dei grandi monopoli privati né d’altra parte lo spontaneismo un minimo di professionalità e questa è la nostra sigla di chiusura buonanotte e il mixer spento e le luci spente e uno che telefona io son sempre qua come un cretino che aspetto quel pezzo dei Genesis dai non fatemi un bidone che oltretutto sono fuori sede di Campobasso e ho l’influenza.




15 June

Storie d'altri tempi

Vi presentiamo una breve panoramica dei commenti apparsi sulla stampa italiana e internazionale all’indomani delle elezioni del 20 giugno, nelle quali il partito comunista italiano è riuscito a ottenere il 51,5% dei voti, e la maggioranza assoluta in Parlamento.

«Panorama»
Alle 22.46 del 21 giugno il segretario del Pci, Enrico Berlinguer (58 anni, pallido, magro, appassionato di scacchi, veste sempre in grigio) stava per accendere la televisione (quarta manopola a destra), quando il telefono rosso sulla console stile rustico del tinello tirolese nella sua casa romana (quattro camere, due bagni, ampia veranda, garage, vista sui colli, 130.000 trattabili) squillò. All’altro capo del filo Paolo Pulga (36 anni, occhiali di tartaruga, scapolo, veste pullover fatti dalla madre, una passione per i libri di Salgari, i wafer e le barzellette sui naufraghi), capo dell’ufficio elettorale del partito, disse con voce strozzata dall’emozione: «Enrico, abbiamo il 51%».
Il segretario del Pci impallidì, si versò due dita di Vov (ne è ghiottissimo), si grattò il mento ben rasato con lamette tedesche che compra alla tabaccheria Riconi di via Margutta e disse: «Stavolta l’abbiamo fatta grossa».
Nello stesso istante al ristorante da Poldo, specialità pollo alla diavola, caccia, abbacchio alla finanziera, Amintore Fanfani (età imprecisata, pittore dilettante, una predilezione per le cravatte a tinta unita e i governi monocolori, baffetti stitici, detto affettuosamente dagli amici «Lazzaro») tirò un gran pugno sul tavolo e disse a Benigno Zaccagnini (romagnolo, onesto, camicie a scacchi, gran bevitore di tamarindo): «Hai visto, buono a nulla, che cosa hai combinato?».

«il Giornale»
I comunisti hanno conquistato la maggioranza assoluta, e i primi tristi effetti non hanno tardato a manifestarsi. Esattamente nove minuti dopo l’apparizione dei primi dati in televisione, alcune persone hanno telefonato al nostro giornale, riferendo di aver visto quattro carri armati con una stella rossa fermi a far benzina in un Mottagrill vicino a Piacenza. Inoltre ieri notte un signore con folti baffi e colbacco, che parlava con spiccato accento straniero, ha chiesto da accendere al nostro direttore Indro Montanelli, e senza restituire l’accendino, è sparito tra la folla. Il signore, in cui molti testimoni oculari hanno riconosciuto Leonid Brežnev, è stato visto in parecchi altri punti della città.

«The Economist»
Terremoto a Wall Street alla notizia della clamorosa affermazione comunista in Italia che rafforza la lira e mette in crisi le finanze internazionali. Vere e proprie scene di panico sono accadute nella sala delle contrattazioni. Questa mattina la quotazione del dollaro era in preoccupante ribasso: a mezzogiorno ci volevano 20 dollari per comprare una lira. Anche il franco svizzero ha subito un rapido crollo, per la paura che venga interrotto il flusso di valuta italiana attraverso la frontiera. Carovane di turisti italiani stanno invadendo la Florida e la California, dove con un biglietto da mille si può vivere una settimana. Le azioni di molte industrie americane sono in crisi. La Coca-Cola ha annunciato che entro l’estate del 1977 cambierà il suo nome in Koka-kolaja, e verrà prodotta in Siberia. Si teme anche lo smantellamento delle basi Nato. A tarda sera il dollaro è sceso a quota 56,4 (56 dollari per una lira). La Banca d’America è intervenuta, fermando la caduta. La multinazionale Itt, in una conferenza stampa, ha dichiarato che la sua situazione patrimoniale è disperata, e se non interverranno aiuti non sarà in grado di mantenere il livello di strategia della tensione raggiunto negli scorsi anni. La Cia ha licenziato 2000 agenti, e bloccato le sovvenzioni a partiti e gruppi italiani. A tarda notte il dollaro ha chiuso a 03,4. Gli Stati Uniti hanno chiesto un prestito in oro all’Italia, che ha acconsentito, ma ha chiesto in cambio di poter distaccare due compagnie di bersaglieri a Chicago. La sterlina ha ripreso colore, il rublo impazza, il franco svizzero viene usato per incartare il pesce.

Enzo Biagi
Giolitti mi disse una volta: «Meglio avere i muratori al piano di sopra, che i comunisti in casa». Churchill disse un giorno a Togliatti, parlando di Giolitti, che una volta all’Onu gli aveva rubato quattro sigari dalla tasca della giacca. Quando l’episodio fu risaputo, Clare Boothe Luce disse seccamente «Churchill è un vecchio taccagno». Per Caruso, Clare Luce era quasi un idolo. La chiamava «splendida bassotta». Una volta De Gasperi lo incontrò per la strada, lo prese per il bavero e disse: «Cosa c’entra tutto questo con i comunisti?». Agnelli, una volta che era a cena con Castro, fu sentito dire: «Meno male che La Malfa non ha il caratteraccio di De Gasperi». La Malfa lo venne a sapere e disse: «L’avvocato pensi a sciare, che all’Italia ci penso io». La sua frase fu favorevolmente commentata da Moro, che disse a Fausto Coppi: «Magari avessimo due La Malfa». Fu accontentato. E una volta ancora lo sentii dire, a un tavolo di una pizzeria «due Margherite e due Napoli con molta mozzarella». «Ecco,» fu il duro commento di Cavour «i comunisti hanno il 51%, e lui pensa a mangiare.»

«L’Osservatore Romano»
Grosso pasticcio nelle elezioni italiane. Gli elettori cattolici, nella loro bontà e ingenuità, si sono fatti confondere dalle sigle. Questo spiega il voto a Pci, Dp, Psi e Lc, che in realtà gli elettori hanno inteso come Partito cattolico italiano, Democrazia papalina, Paolo sesto illuminaci e Letizia continua. Il papa, alla notizia dei risultati, ha commentato: «Non vale, si rifà».
8 June

Noi saremo soli contro uomini senza memoria




L'estate del '44
Fu la più calda di tutto il secolo
Perché vent'anni di fame e miseria
Per le visioni in camicia nera
Che ci portarono in mezzo a una guerra
A cui ribellarsi era cosa seria
E la montagna fu madre
Dei combattenti bambini.

Silvestro era un uomo grande
Che conosceva espedienti a memoria
Come un albero ed il suo nome
Non si piegava alle intemperie
E così alle dittature
E alla propaganda esaltata
Che assicurava grandezza
Dove grandezza non c'era.

Ma i tedeschi che sparavano
E gridando distruggevano
E le donne che imploravano
I bambini che piangevano
E le case che bruciavano
Ed i fuochi divampavano
E le donne che imploravano
I bambini che piangevano.

Noi, saremo soli
A portare la croce e la storia
Noi, saremo soli
Contro uomini senza memoria.

Quella notte a San Severo
Si aspettava una rappresaglia
Silvestro impaurito
Non stette a pensare
Con sua moglie e i suoi otto figli
Lasciò il paese e la casa
Per passare la notte
Nella boscaglia.

La notte passò in fretta
Tra il freddo e qualche favola
Ma sembrò la più bella di tutte
Col suo cielo d'estate
Non si sentì alcun rumore
Dal paese lasciato
Silvestro decise che sarebbe tornato.

Ma i tedeschi li aspettavano
Ed i padri catturarono
E le donne che imploravano
I bambini che piangevano
E nel bosco li portarono
E poi dopo li bendarono
E da bestie fucilarono
Venti padri che morivano.

Noi, saremo soli
A portare la croce e la storia
Noi, saremo soli
Contro uomini senza memoria...

Sentimento di rabbia misto a tristezza, quello delle ultime ore, a seguito delle sempre più avvilenti tornate elettorali da qualche tempo a questa parte. Niente pretese di rivincita su territori ad appannaggio esclusivo del Carroccio e del Pdl, tuttavia si sperava di affrontare la difesa delle roccaforti storicamente di centro-sinistra con un poco più di certezze e solidità. Speranza ovviamente vana. Delusione piuttosto prevedibile a parte, rimane oramai evidente come non ci sia più nulla da aspettarsi, in termini positivi, dall'elettore medio, laddove si preferisca andare al mare piuttosto che decidere del proprio futuro. Perchè il punto della questione è essenzialmente questo, inutile girarci attorno: se si preferisce affidarsi all'astensionismo ci si prepari immediamente alla sconfitta; il voto non dato è di fatto un voto alla parte opposta. E' facile poi lamentarsi del pessimo operato dei governanti, se ci si astiene dall'avvalersi di uno dei pochi mezzi atti ad esercitare la sovranità popolare. Il placebo democratico ha fatto colpo pure qua: sarà altrettanto facile e tristemente amaro rimpiangere il diritto di voto, quando anch'esso finirà per essere limitato ai più.
Bisognerebbe smettere di delegare il potere e il processo decisionale sempre in altre mani, bisognerebbe smettere di allontanarsi dalla politica. La politica è vita di tutti i giorni, riguarda direttamente il volho, non si tratta di giudicare esclusivamente ciò che accade in qualche aula parlamentare.
La società e la cultura di massa, Tangentopoli, gli anni '80..hanno contribuito ad un allontanamento incontrovertibile, purtroppo, tra l'elettore e la struttura partitica, perpetuando una crisi ideologica nella quale sono riuscite a farsi strada ideologie più facili da capire per la gente comune, ideologie perverse, atte al dividi et impera e ad insinuarsi con prepotenza senza i dovuti filtri. E' qua che si sente la mancanza di una vera voglia di andare avanti o di impegnarsi a fronteggiare queste derive. Non solamente ad una settimana dal voto, quando tutti si professano emeriti politologi, interessati al discorso ed al futuro.
Credo che in fondo siamo diventati sul serio un popolo senza memoria e senza spina dorsale.
Popolo che pensa solo ed esclusivamente al proprio praticello, infiaschiandosene di ciò che succede al di fuori di questo.
(solo per poi pensarci nel momento in cui fa comodo potercisi dedicare)
Vent'anni di camicie nere, olio di ricino ed epurazioni non sono evidentemente bastate..

..Presto un kit di fazzoletti verdi per tutti.
E avanti tutta.

30 April

Farewell to Ireland

1°giorno: Dublin-Kilkenny

Quarta mia tappa nella terra di "profughi e santi", prima assoluta per Veronica, e come la prima volta provo sempre una strana sensazione; ad onor del vero non sono ancora riuscito a distinguere, a comprendere quale sia la mia vera casa, tra i due Paesi. Oso un timido "torno a casa.."
Le previsioni meteo non sono delle migliori: sulla vecchia e cara Dublino ieri dava pioggia, ce ne faremo l'abitudine, penso mentre sono in volo. Dopo tutto a Dublin non siamo che di passaggio.
Passate le coste inglesi, il mare e le prime coste irlandesi ne abbiamo conferma: un manto grigio, una cappa avvolge il cielo sovrastante. Atterrati iniziamo a tirare fuori le monete sonanti per affidarsi all'esoso servizio di trasporto fino al centro (oramai anche le linee pubbliche costano uguale). Caso vuole che appena imboccata O'Connell Street un timido Sole inizia a farsi largo, a sbracciarsi tra le nuvole e a far capolino sulle nostre teste. Dopo un breve giro tra vie del centro già toccate altre due volte nel corso degli anni, a ridosso del Liffey, attraversiamo una Temble Bar resa vuota dal Good Friday che cade proprio quest'oggi, lasciando fuori dalle Public Houses turisti e locali. Subito all'inizio di Grafton Street ritrovo la stessa identica signora che suona l'arpa davanti ai passanti, immersa in uno scialle ed in una cascata di capelli rossi. In un certo senso è piacevole ritrovare certe cose immutate, come se il tempo non fosse mai passato..
Ci lasciamo alle spalle la baldracca, Molly Malone, per dirigerci verso il Trinity College, cosicchè da raggiungere la Bus Station di Dublin, posta dal lato di O'Connel Street. Il peso degli zaini e il caldo soffocante non sono certo piacevoli da sopportare, ma in un certo modo arriviamo sani e salvi alla meta.
Tre ore di viaggio in Bus attraverso la periferia di Dublin, stradine di campagna, paesini tipici, ponti, per arrivar fino a Kilkenny, giu' nel Sud-Est, in perfetto orario.
Da St.Patrick Street imbocchiamo High Street per depositare i bagagli all'ostello, situato davanti ad una trafila di Pub con le serrande abbassate, fedeli anch'essi alla legge vigente per il Venerdì Santo. Il Kilkenny Tourist Hostel è grazioso, tenuto bene, con una cucina ed una sala comune di lettura con tanto di caminetto. Tre piani di scale scricchiolanti per una camera deliziosa che dà su Parliament Street e dalla quale è possibile mirare il Sole calante sopra ai tetti delle abitazioni.
Dobbiam pagare dazio per la mancanza di vivacità, percui usciamo a fare un giretto, dal Kilkenny Castle alle diverse cattedrali e chiese sparse per la città, passando per le tipiche case ad una o due piani colorate. In ogni caso, Pub o non Pub, la tranquillità che si respira al tramonto sulla città è appagante, calma l'anima. E già ti senti il cuore un poco piu' in pace di quando ti trovavi in Italia.

2°giorno: Kilkenny-Cork-Killarney

Aprendo le tende la mattina seguente abbiamo la piacevole sorpresa di un cielo completamente sgombro di nuvole, percio' zaino in spalla e fuori, ad assaporare l'aria frizzantina di prima mattina ed in cerca di qualche locale già aperto per far colazione. E' così che mi pappo la mia prima Irish breakfast della vacanza: sausages, bacon, eggs and toasts con tanto di caffè imbevibile all'ennesima potenza. E' un dispiacere lasciare così preso la cittadina, quantomeno il dispiacere di non averla vista sotto altra luce ed altra gente. La seconda meta è Killarney dove abbiamo prenotato un ostello per i prossimi due giorni. Per giungere fin là sono necessarie alcune tappe intermedie: Clonmel, Fermoy ed altre, ma dobbiam per forza di cose cambiare a Cork, città premiata nel 2005 come Capitale europea della Cultura. In realtà il piano di viaggio originario non prevedeva la visita della città, ma si sa, le improvvisazioni e l'elasticità rendono il viaggiare molto piu' piacevole e divertente, dunque ci prendiamo un paio d'ore per visitarla. Al che scopriamo che in centro c'è ben poco da vedere o notare, perfino i Pub non abbondano. Fortunatamente ne troviamo uno proprio nella parallela alla Bus Station di Parnell Place: prima Pint: Murphy's (che si rivelerà the best one, alla lunga..). Non nascondo come già da prima di partire questa Cork non mi abbia entusiasmato, stando a racconti di amici, guide ed altro; probabilmente avrei da visitarla piu' decentemente, ma per le due ore passate a gironzolare non ne esce proprio un gran ricordo da conservare.
Killarney e uno scroscio d'acqua ci attendono all'arrivo della parte migliore del Kerry, non dobbiam far altro che goderci la prima pioggia primaverile in Irlanda ed una passeggiata di due, tre minuti fino all'ostello, che si trova in pieno centro. Al Sugan Hostel troviamo Martin (con un accento sicuramente nè inglese nè irlandese, credo venga dall'Europa dell'Est..), il quale a pappagallo ci mostra le stanze, la cucina e tutto il resto con un grosso sorriso stampato in faccia. In un certo modo fa sorridere. Per l'ennesima volta il tempo è clemente con noi, difatti appena mettiamo il naso fuori dall'ostello sbuca fuori il Sole, che riesce a regalarci altre due orette di luce, tali da lasciarci mostrare la città in tutta calma, fino ad ora di cena. Tre vie principali che si incrociano l'una con l'altra fanno da cornice ad una vivace cittadina turistica parecchio frequentata proprio per la sua posizione strategica a ridosso del Ring of Kerry e dello splendido National Park. Irish Stew e pinta di Guinness per cena in un locale tipicamente per turisti (ma non male, dopo tutto), dopo di che ci fiondiamo al Pub all'angolo per la prima serata di musica tradizionale, buon livello e qualche songs famosa tra le quali Dirty old town e Whiskey in the jar. Momento topico della sera: un suonatore di spoon, cucchiai, che entra, suona due pezzi soltanto, aizza il pubblico facendo battere le mani, poi prende immediatamente ed esce. Per inciso, il locale mi rimane parecchio caro, con il suo caminetto davanti ai tavoli di legno consumato e la sua atmosfera intima..ecco cosa mi mancava. Forse "bastava" giusto tutto cio'. Terminate le pinte volgiamo i nostri passi verso l'ostello, ma non prima di entrare in un altro Pub dove l'età media è "leggermente" piu'alta, ma dove abbiamo l'occasione di assistere ad un'altra session parecchio sentita, soprattutto quando a prender voce è una donna di mezza età che intona una Fighting song irlandese. Tutto attorno è silenzio, rimane solo la sua splendida, eterna voce. Il cielo d'Irlanda è una donna che cambia spesso d'umore..

3° giorno: Killarney national Park

Il giorno dopo ci alziamo di buon'ora per noleggiare la bici all'ostello e avventurarci nello spettacolare parco nazionale poco fuori al centro. Ovviamente non prima di una sostanziosa Irish breakfast al solito angolo, altrimenti sarebbe difficile arrivare in piedi a cena. Prendiamo dunque la N71 sulla ciclabile ed iniziamo a pedalare di buona lena fino all'ingresso di questo. C'è da sottolineare doverosamente che avevo sottovalutato il National Park. Il problema è fondamentalmente l'unicità del paesaggio..ad ogni angolo o scorcio sul primo lago ogni stop è meritato per ammirare estasiati cio' che ci si para davanti e tentare di immortalare il tutto in qualche fotografia. Tenendo il lago sulla destra ci lasciamo Muckross Abbey ed il suo cimitero stile Spoon River dalla parte opposta, mentre dopo qualche discesa ed altrettanta salita troviamo Muckross House proprio di fronte a noi. Si tratta pressapoco del principale punto di concentrazione all'interno della vasta area, sia per il parcheggio auto poco avanti sia per la possibilità di noleggiare un caratteristico calesse trainato da cavallo. E' tutto così fuori dal mondo, non mi stupirei se da un momento all'altro da dietro ad un albero od un cespuglio sbucasse un folletto o una fata..Passiamo oltre fino all'insenatura che delimita gli ultimi due laghi all'interno del parco, e ci sentiamo piccoli piccoli davanti a questo scenario che ricorda tanto i luoghi del Signore degli Anelli..e allo stesso modo troviamo minuscoli angoli di mondo dai quali non vorresti mai alzarti. In un certo senso è disarmante fermarti ad ascoltiamo il silenzio mentre attorno tutto tace e realizziamo come questo sia esclusivo merito della natura; l'uomo non potrà mai eguagliare tutto cio'. O almeno lo spero. Diversi minuti passati davanti alle Torc Waterfall, dove tutto sembra al proprio posto: ogni riflesso d'acqua, ramo o ciottolo sul fondo del letto e via nuovamente a valle, fino alla riva del Muckross Lake, e con i piedi a penzoloni ed appoggiato ad un masso davanti all'acqua fa molto "Seduti fra pietre e brughiere guardavamo i gabbiani volare"..E' un peccato non riuscire a visitare Ross Castle o salire fino allo spettacolare Lady's view, ma dopo tutto è impossibile riuscir a far tutti in una sola giornata. Ci vorrebbe molto, molto piu' tempo per potersi godere entrambi con calma. Diciamo piuttosto che con il Ring of Kerry a due passi resta difficile compiere una scelta dei luoghi da visitare..essendo purtroppo senza auto ci "limitiamo" al National Park, ma lamentarsi sarebbe fin troppo, anche perchè il tempo finora ci ha solamente premiato, alla faccia del meteo pessimista. Il ritorno è una piacevole biciclettata con il vento che soffia forte in faccia e la luce della sera sulla cittadina di Killarney. La cena consiste in Seafood Chowder, chicken wings and chips consumati in un locale dove poco dopo si esibirà una tribute band ai Clancy Brothers. In ogni caso decidiamo di non rimanere a sentirli, avventurandoci per i Pub del centro in cerca di altra musica tradizionale. La sera continua con ingressi piu' o meno a caso in altri Pubs affollati o locali con inquietanti personaggi che suonano Happy Birthday ad altrettante dubbie ragazze. Sì, diciamo che non la ricorderò come una delle mie serate piu' sobrie..Drunken night

4°giorno: Killarney-Tralee-Dingle-Anascaul-Inch strand

Arriva ahimè il momento di lasciarci la dolce Killarney alle spalle per risalire la zona del Kerry sino all'inimitabile Dingle peninsula. Tuttavia per raggiungere la cittadina stessa di Dingle è necessario fare cambio a Tralee, dalla quale è possibile prendere l'unico bus che percorre l'intera striscia di terra. Tra un paesaggio brullo alla nostra sinistra e la Tralee Bay sulla destra lo spettacolo è assicurato, grazie anche agli interminabili greggi di pecore e casette sparse su e giu' per le colline. In meno di un'ora giungiamo a Dingle, una minuscola cittadina portuale con frotte di turisti al seguito, giunti probabilmente a causa della totalità delle guide turistiche che indica il piccolo centro come una tappa imperdibile, sia per il paesaggio che per le specialità di pesce. Anche questa mattina, ovviamente, il Sole si erge alto in cielo dopo una breve parentesi nuvolosa che ci aveva leggermente preoccupato, appena svegli (del resto ci siam svegliati sotto la pioggia battente..). Pure qua alzarsi o spostarsi anche solo dal molo e dall'acqua resta difficile..in ogni caso le impellenti necessità fisiche ci "impongono" tappa forzata in un Pub sulla via principale, approfittandone per gustarci un piatto di chips a testa e riposare piedi e spalle per una ventina di minuti. Le ore seguenti si inseguono tra uno scatto e l'altro nella restante parte del molo, ai gabbiani e alle montagne al di là della Dingle Bay, mentre un curioso vento gelido comincia a soffiare fastidiosamente e ripetutamente alla schiena, percui propendiamo per spostarci sulle vie interne del centro per dare un'occhiata a qualche negozio decisamente inusuali rispetto alla maggioranza di paccottaglie turistiche..mezz'ora dopo ci troviamo già sul Bus che con destinazione Tralee ci lascerà ad Anascaul, a venti minuti, dove abbiamo prenotato il successivo ostello per la nottata. E qui iniziano alcune scene tra l'esilarante e il disperato: primo perchè il Dingle gate Hostel di Anascaul non si trova propriamente vicino all'ancora piu' piccolo centro del paese ma ad un quarto d'ora di bici..in secondo luogo all'interno dell'ostello (che a prima occhiata appare un maneggio/stalla tirata ad ostello..) non troviamo nessuno. Non troviamo nessuno nel senso che non c'è davvero anima viva, nè ospiti nè gestori. Dopo una decina di minuti scopro sul retro una roulette dove una ragazza (presumibilmente la compagna del gestore) ci informa che Brian al momento è al pub giu' in paese e sarà di ritorno fra una decina di minuti! Venti minuti dopo circa un'auto arriva sgommando nel cortile dell'ostello e immediatamente vedo la testa di Brian fare capolino dalla porta del soggiorno. Probabilmente mi sarò sbagliato io, ma al momento costui mi appare leggermente "brillo", fatto sta che inizia a fare piu' cose contemporaneamente e con una certa frenesia: difatti prima si adopera nel tirare a lucido la stanza al piano di sopra (piccolo appunto..al di là di tutto l'ostello non è affatto male..living room da urlo, cucina spaziosa e stanze enormi!), due minuti dopo è di sotto nel retro nel tentativo di gonfiare due biciclette malandate. Prese le due ce ne andiamo innanzitutto giu' in paese per fare spese e, in seguito ad una biciclettata devastante (e in salita) fino all'ostello, svoltiamo a destra per l'ennesima scalata fino in cima: il dubbio riguardava se pedalare fino all'Anascaul Lake (dall'altra parte della strada) o appunto verso la cima della collina, per raggiungere la spiagga di Inch. Come si suol dire, il gioco vale la candela: ora è una giornata favolosa, tra i giochi di luce con le nuvole e il tepore del Sole che ti arriva direttamente sulla schiena, la discesa in bicicletta è presa tutta d'un fiato con l'aria in faccia e un paesaggio da favola giusto sotto di noi. Tocchiamo la sabbia bianca di Inch Strand proprio quando il Sole inizia ad appoggiarsi alle colline e a stender la luce sull'acqua delle onde a riva. Quando arriviamo troviamo diverse famiglie con cani al seguito, coraggiosi che sfidano le onde con le tavole e, ancora piu' spettacolari, coloro che si librano in aria con i palloni areostatici. Difficile, quasi impossibile dare voti a quanto visto per ora in questi giorni..e come sarebbe possibile? Eppure le immagini che si para davanti ai nostri occhi batte veramente qualsiasi cosa. Un thè caldo e una fetta di torta nel bar, unico stabile che domina la spiaggia, ci riporta la realtà e ci stimola il paziente ritorno all'ostello..sono oramai le nove di sera e ancora non è buio, questo fa venire il sorriso. Giunti in cima ci rimane ancora l'insuperabile vista di Anascaul Lake nascosto tra le montagne quasi al di fuori della vista, in lontananza. La sera passa nel recupero fisico di entrambi, tra la fatica fisica provocata dalla pedalata ed i deliri della febbre; percio'niente Dan Foley's Pub ad Anascaul e niente birra. Rimane giusto un poco di energia per cucinar qualcosa nell'attrezzatissima cucina, dopo di che tutti a nanna, in attesa della sveglia del giorno seguente.

5°giorno: Anascaul-Tralee-Limerick-Doolin

Il quinto giorno ci vede alla prese con una fermata del bus completamente improvvisata nello spiazzo sulla strada proprio davanti all'ostello..e d'altronde è anche l'unica possibilità per uscire dalla Dingle peninsula. Ritornati a Tralee controlliamo immediatamente l'orario di partenza del successivo bus, scopriamo dunque che è piuttosto tardi e decidiamo pertanto di prendercela comoda. Qui tralascio un po' di fatti..semplicemente perchè Tralee (almeno per quanto visitata) non ha davvero nulla da offrire e passiamo in pratica tutto il tempo in un negozio di assistenza foto a causa di un problema congiunto delle digitali..tempo sprecato perchè alla fine non risolviamo proprio un bel niente e rimediamo soltanto di perdere la prima coincidenza. Diciamo che risulta decisamente piu' interessante lasciarsi il Kerry alle spalle per avventurarsi nella contea di Limerick. Non abbiam comunque tempo materiale di lasciar la Bus station della stessa Limerick, poichè il cambio per Doolin parte da lì a pochi minuti, percio' non abbiamo modo di constatare la veridicità o la falsità dei racconti che consegnano a questa città una reputazione decisamente anonima e spenta. La regione dello Shannon ci concede paesaggi ancora migliori dei precedenti tra un paesino da cartolina e l'altro, fino a che non ritroviamo l'oceano: a mezz'ora circa da Ennis iniziamo a scorgere le prime pareti rocciose di fronte alle acque. Attraversiamo Ennistimon, superiamo Linsdoovarna e torniam indietro, lato oceano, per la placida Doolin. Nel frattempo rimane il rimpianto per non essere giunti prima qua, data la vista mozzafiato che si profila all'orizzonte, con il Sole che volge al tramonto ed una luce tesa ad un rosso acceso. In ogni caso, scendiamo alla fermata del bus proprio davanti al caro vecchio Paddy's hostel, e tutto ad un tratto mi tornano in mente tutte le immagini rimaste impresse da due anni esatti a 'sta parte. Il ponticello, le quattro casette colorate al di là di questo, la strada sterrata che porta alle Cliffs..è una sensazione piacevole. David, ceco di Brno già conosciuto nel precedente viaggio, ci aspetta alla reception per mostrarci le nostre stanze..l'ostello è rimasto praticamente uguale. Una rapida cena e via, direttamente all'O'Connors Pub per una full immersion di irish music nel locale vincitore del premio assegnato per la miglior session nel 2002. Avevo mantenuto un bellissimo ricordo di Doolin: sarà per la tranquillità che respiri ad ogni passo, il suo essere ponte di collegamento ideale tra Galway, Cliffs, Aran islands e Burren..solo che questa volta rimango perplesso dalla quantità spropositata di turisti dentro il Pub in questione. Pazienza che siamo sotto Pasqua (14 di Aprile), solo pare di esser capitati a Little Italy. Piccole perplessità a parte, la musica che si ascolta è sempre ottima, come pure la birra, cosicchè passa anche questa. Prima di tornar in ostello a dormire ci regaliamo minuti interi completamente immobili a fissare il manto di stelle sopra alle nostre teste, spettacolo che non ha davvero nulla da invidiare a quanto visto fino ad ora.

6°giorno: Cliffs of Moher

Solita colazione a toasts and irish butter per prepararci alla camminata stile via crucis sino alle scogliere di Moher e via, fuori dall'ostello, accolti da un cielo che di azzurro ha ben poco. Ma dato che lamentarci per quanto ricevuto fino ad oggi sarebbe quantomeno scorretto decidiamo di scendere giu' al molo nella speranza di intravedere qualche barlume di luce su' in alto. Scelta che si rivela ottima, perchè arrivati là iniziamo a giocare a saltare tra le rocce erose dall'acqua nel corso del tempo: è troppo divertente aspettare le onde avvicinarsi a riva per penetrare tra le cavità delle rocce, creando delle specie di canali. Altre immagini sensazionali davanti alle Aran e all'Oceano. Ora è venuto davvero il momento di muoversi per le scogliere. La strada non è delle piu' agibili perchè per un buon tratto viene necessario costeggiarla a lato, in quanto trafficata. Fortunatamente esistono un paio di scorciatoie sul Burren way, una delle quali ci porta a comprare due barattoli di marmellata da una simpatica vecchietta, in una casina che dà sull'oceano. Giunti dunque alla zona delle Cliffs con alle spalle un vento degno di tale nome, facciamo qualche decina di metri in avanti per arrivare a sporgerci con la faccia giu' sull'acqua, oltre il muretto di protezione, per trovare la solita vista mozzafiato: le scogliere di Moher nella loro impassibile posa di fronte all'oceano, solide a rompere le onde contro le pareti rocciose. Dopo essersi gustati non so quanto tempo in contemplazione del tutto iniziam a percorrere il perimetro prima destra, fino alla torre sulla sommità, poi a sinistra, al di là del muro posto a divieto. Ovviamente non è pericoloso per chi sta un poco attento a non sporgersi particolarmente, soprattutto quando il terreno è molto fangoso e nei momenti in cui tira parecchio vento, ma un minimo di accortezza rimane comunque doverosa, al fine di evitare spiacevoli inconvenienti. Bè, per il resto c'è realmente poco da raccontare, per il semplice fatto che è tutto lasciato alle impressioni soggettive, tante immagini, frasi di canzoni, ricordi e quant'altro nella testa..e probabilmente trascritti a mano su carta lascerebbero piuttosto a desiderare per quanto immutati sul piano degli intenti. Il ritorno è reso leggermente piu' vivibile perchè imbocchiamo immediatamente la prima scorciatoia sulla nostra sinistra. Altra cena in ostello e serata tranquilla all'O'Connors, meno affollato della sera precedente e che ci lascia ascoltare quindi la musica in santa pace, senza flash fastidiosi sui musicisti della session, oltre il tempo di finir di trascriver le cartoline ed il diario. Nonostante la giornata nuvolosa che non ci ha permesso quadri sensazionali, mi coccolo il mio nuovo cappello tipicamente irish e l'irish flute per imparare a maneggiare bene il wooden, una volta preso il via. E buona notte..

7°giorno: Doolin-Galway

La mattina seguente il cielo non accenna a migliorare, percui nessun rammarico di lasciarci Doolin alle spalle con un tempo diverso dalla giornata precedente. Non mi riesce nemmeno di addormentarmi sul bus perchè la vista del Burren mozza letteralmente il fiato: zone brulle che si alternano a interi manti verdi a ridosso di fiumiciattoli e paesini. Passiamo oltre Linsdoovarna, Ballyvvaghan, Kinvara (dove abita Vale) e Oranmore, prima di arrivare in quel di Galway. Ad esser sincero avevo sottovalutato il Clare, considerato che la prima volta giunsi a Doolin passando dalla via interna e non costiera come oggi..meglio così. A Galway lasciamo immediatamente i bagagli al solito Salmon Weir hostel, per poi scendere giu' per Shop street (se Riccione ha il suo viale Ceccarini e Dublin ha Grafton Street..), e ancora giu' fino al molo. La Galway Bay è rimasta praticamente immutata, così come le barche a remi con i rispettivi pescatori indaffarati attorno, oltre agli stormi di gabbiani che volteggiano su e giu' per la banchina e poco piu' in là i magnifici cigni presi dal mangiare quanto offerto
dalle persone nei pressi. Durante il giorno non è che Galway abbia particolarmente da offrir, ad essere sinceri, ragione per il quale ne approfittiamo per mangiar qualcosa con calma in un locale del centro, finiamo di scriver le cartoline da inviar il pomeriggio stesso e ci riposiamo un poco..il pomeriggio si conclude alla ricerca di gifts per amici e parenti e qualcosa per se stessi, dato che siamo quasi agli sgoccioli del viaggio. E'comunque di sera che il vivace centro dà il meglio di sè, tra locali di tendenza, discoteche e Public houses tradizionali. Uno di questi, a 2 minuti da Eyre Square venendo dalla Bus station, idem per l'altra direzione, è considerato da molti il migliore della città, al pari del Crame Bar, situato al di là del ponte giu' al molo. In questo assistiamo ad una session velocissima e divertente allo stesso momento, intervallata da songs cantate da un giovane chitarrista con una voce vellutata, fuori dal mondo. C'è da annotare come all'interno del Pub passino si' e no 5 secondi dal momento in cui qualcuno inizia a cantare, che il silenzio si propaga per il locale..nessuno fiata e nell'aria si puo' dire unicamente la voce del ragazzo. Un paio di Guinness fatte come Dio comanda, tempo che arrivi il mio amico John, burattinaio irlandese e girovago, in particolar modo in Italia, dove questa estate avrà un'altra tournee di spettacoli per adulti e bambini. Terminiamo la prima pinta e ci spostiamo in un locale molto meno "irish" al di là del ponte alla fine di Quay street, dove si trova Chris, un amico di John che due anni fa mi salvò letteralmente la vacanza, invitandomi a raccogliere il portafoglio caduto in terra in un pub all'aperto (c'erano 700 euro e tutti i documenti!), solo al secondo giorno di viaggio. Chris è già piuttosto brillo ed inizia a raccontarci annedoti esilaranti, farci giochini di prestigio impossibili da comprendere e facce assurde! Praticamente la serata termina con una figura al limite dell'imbarazzante con un equivoco individuo a metà tra il matto e il drogato proprio fuori dal locale..ma questa è un'altra storia.

8°giorno: Inis Mòr

La sveglia presto di questo ottavo giorno è dettata dalla necessità di prendere il traghetto per le isole Aran, pertanto, infilata in pancia la solita dozzina di toasts, si esce dall'ostello camminando fino ad Eyre Square, dove ha sede l'ufficio per i biglietti. Qua incontriamo Valeria, una ragazza italiana del "giro Ramblers" che già conosco attraverso vari forum, nonchè grazie all'anno scorso di vita bolognese comune, tra lavoro e studio, e che lavora tutt'ora come au pair a Kinvara, che abbiam contattato nei giorni scorsi per trovarci a bere qualche birra a Galway. Niente birra ma all'opposto ci viene offerta una splendida compagnia nel tragitto fino al molo di Rossaveal e su Inis Mòr. Alla biglietteria riusciamo a farci passar tutti e tre per studenti (soldi risparmiati), quindi saliamo sul Bus navetta che costeggia tutta la Galway Bay fino al molo di Rossaveal, a ridosso dell'oceano aperto. Una buona dose di sonno, tempo non eccellente e freddo contribuiscono al fatto che ce ne andiamo lesti giu' in coperta ad aspettare la traversata fino all'attracco successivo. Appena scesi sulla terraferma ci precipitiamo a noleggiare le bici per non rimanere imbrigliati nella calca di persone intenzionate anch'esse a prender una bicicletta per visitare l'isola. Risolto il tutto in pochi minuti, riusciamo a lasciarci Kilronan alle spalle per andarcene in esplorazione lungo la strada principale. Anche qua, come a Galway e a Doolin, mantengo ancora il ricordo della giornata passata a pedalare lungo e in largo circondato dai muretti di pietra che delimitano l'una e l'altra proprietà. A dir la verità Vale ci spiega che i muretti vengono eretti principalmente perchè altrimenti non saprebbero che farsene di tutta quella pietra. Non si finisce mai di imparare..in ogni caso procediamo mantenendo la strada principale, dove veniamo superati mano a mano dai mini-bus che scarrozzano i turisti in giro per l'isola, da Kilronan a Dun Aenghus e viceversa. Questa volta, a differenza di due anni fa, scendiamo fino alla spiaggia di sabbia bianca finissima che ci troviamo sulla destra, poco prima del bivio che porta al promontorio: un'acqua di un blu intenso che pare di trovarsi su qualche isola tropicale in mezzo al Pacifico. Tempo di qualche foto ricordo e riprendiamo in mano le bici, ma non piu' di cinque minuti, perchè ne approfittiamo per gustarci il nostro ultimo pranzo completo sull'isola di smeraldo e al contempo l'unico su Inis Mòr. Verso le due del pomeriggio appoggiamo le bici per cominciare la breve e assolutamente tranquilla salita fino al promontorio di Dun Aenghus. Si tratta probabilmente di un'antichissima costruzione a scopi difensivi, composto da tre terrapiani di pietra, così come è di pietra tutto il ripiano che termina a strapiombo sul mare. Certo non si tratta delle Cliffs of Moher, tuttavia la vertiginosa altezza e l'acqua ad un centinaio di metri sotto fa parecchia impressione, specie per chi non è abituato. Per il resto non abbiamo tempo disponibile per visitare l'interno dell'isola con il percorso alternativo e "selvaggio", nè i restanti punti d'interesse segnati dalla guida, perchè siamo un po' a corto di energie e tempo, appunto. Sul traghetto di ritorno troviamo per puro caso i tre ragazzini di cui Vale ci ha parlato in precedenza, i quali hanno appena vinto un programma televisivo irlandese per giovani talenti, grazie alla loro abilità nel suonare e ballare musica tradizionale. C'è da annotare che nella mia scorsa visita su Inis Mòr avevo già trovato questi tre, "appostati" poco dopo il check point sotto Dun Aenghus, intenti a suonare per i passanti con i propri strumenti. I casi, alle volte..
Ci salutiamo con Vale e la ringraziamo per la magnifica compagnia, gli annedoti ed i racconti, lasciandoci con la promessa di inviarci le foto che ha scattato con la sua macchina fotografica (vana speranza), quindi mangiamo qualcosa di sfuggita in ostello, per poi uscire nuovamente a gustarci attimo per attimo la nostra ultima serata in terra irlandese. Solito Pub in Shop Street con altri musicisti giovanissimi, tra cui il suonatore di banjo con dreads biondi che si vede in ogni servizio televisivo sull'irish music da noi in Italia. E così, tra wooden flutes, fiddle, banjo, bodhrans, whistles e chitarra se ne va lentamente anche questa, con il sapore della Guinness ancora in bocca e la schiuma che rimane sulle labbra a testimoniare il tutto. A letto, nella nostra camerata da dodici persone, assieme a metallari tedeschi e giovani francesi.

9°giorno: Galway-Dublin

Il nono ed ultimo giorno ha ben poco da raccontare, se non un viaggio per le campagne irlandesi da Galway a Dublin, passando per Athlone, ed un'estenuante camminata tra le vie di Grafton Street per impiegare un poco il tempo rimasto senza dover rimanere per forza imbottigliati in aeroporto. Ultima tappa nell'odiatissimo negozio di souvenir Carrol's, poco distante da uno dei millemila ponti sul fiume Liffey, poi l'ultimo Airlink ci porta dritti dritti verso Dublin Airport. Poca e nessuna voglia di riascoltare una moltitudine di persone parlare/urlare italiano tutte assieme, un Sole generoso che ci offre gli ultimi sprazzi di luce della giornata proprio mentre le ali dell'aereo oltrepassano i lembi di terra irlandese che toccano le acque che ci separano dall'Inghilterra, infine una pioggia torrenziale ci dà il bentornati nella nostra piccola, vecchia Italia..arrivederci Erin, anche questa volta. Un giorno mia figlia porterà il nome di questi luoghi, e con lei non svanirà nulla. Con un bagaglio di immagini, suoni, odori e persone in piu', il suono ruvido del violino e della session all'interno del pub ancora vivo nell'orecchio e già tanta voglia di riprendere zaino in spalla e ripartire. Di nuovo alla fine del mondo, cullati dal canto del mare.

...Saoirse, l'avevo quasi dimenticato


Inch strand





Kilkenny



Il National Park di Killarney



Sopra ad Inch strand



..E ancora Inch..





"..I tuoi esuli parlano lingue straniere
si addormentano soli, sognando i tuoi cieli
si ritrovano persi in paesi lontani
a cantare una terra di profughi e santi.."



Farewell per l'ennesima volta..


9 April

Ireland 2009..si va





..Ho sognato che il vento dell'ovest mi prendeva leggero per mano
E mi posava alla fine del mondo tra isole e terre lontane..


Nuovamente in terra irlandese, capitolo quarto..
7 April

Raccolta viveri pro Abruzzo in zona Rimini e dintorni

Il Centro Sociale Grottarossa a fronte della tragedia che ha colpito la popolazione Abruzzese si mobilita per portare, oltre alla vicinanza fraterna, un sostegno materiale agli sfollati: l'idea è quella di portare generi di prima necessità direttamente al punto di raccolta per le donazioni istituito a Pescara dalla Protezione Civile, tramite una serie di viaggi in furgone assieme ad altre realtà sociali dell'Emilia Romagna.
Richiediamo pertanto a tutti coloro che vogliano dare una mano di portare al Centro, in via della Lontra n°40 (luogo di ritiro per i Gas di Rimini), dal lunedì al venerdì tra le 18.00 e le 00.00 e sabato dalle 08.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 00.00.

-COPERTE
-SCATOLAME VARIO
-LATTE A LUNGA CONSERVAZIONE
-PASTA
-OLIO
-SALE
-BISCOTTI


Queste sono per ora le indicazioni fornite dalla Protezione Civile, con la quale siamo in contatto, per le prime necessità.
Speriamo di potere offrire anche un aiuto più concreto con la formazione di brigate di lavoro da inviare in loco non appena ne verrà richiesto il servizio.
Per qualsiasi informazione sull'iniziativa, sulla raccolta e sulla situazione contattate

Paolo 331.6082074
Alessandro 340.9140520


C.S.A Grottarossa
26 March

Un tempo credevo..




Perché il tempo passa,
perché il tempo ruba...
L'è cum'è un matt
cunt i sö canzon d'amuur,
l'è cumè un matt che'l canta...


C'era un tempo in cui credevo che man mano che si sarebbe cresciuti le certezze sarebbero venute meno. Che il mondo della fantasia a cui mettiamo i picchetti da bambini corrispondesse per una regola che altri han creato prima di me, di noi, ad un'età alla quale abbiamo affidato tutti i nostri piccoli Sogni, le speranze, l'Angolo dell'ignoto e tutto cio' che andava oltre alla nostra conoscenza e la nostra vista. Questa età è un po' come un campo sterminato dell'Alabama, finchè ti ci trovi dentro a sguazzare. Poi cresci, le gambe ti si allungano, le sbucciature ai ginocchi rimangono là a dimostrazione e l'orgoglio di averle prese come una ferita di guerra..cresci ancora ed arrivi alla fine del campo e trovi il filo spinato che recinta tutti quegli ettari di terra. Fai un breve respiro, pieghi le ginocchia e salti, finamente, al di là della terra fino ad ora conosciuta, di cui conoscevi anche il sapore, come d'altronde fanno tutti i bambini in un primo momento: conoscono il mondo attraverso il sapore e la punta della lingua. E' una delle tante Livella di Antonio de Curtis a cui andiamo incontro in questa strana vita. La terra di quel campo.

C'era un tempo in cui credevo alle certezze, agli assoluti del mondo adulto e della capacità delle cose, degli eventi, degli uomini stessi di automunirsi di tutto cio' di cui avevano bisogno. Di incontrarsi tra loro, mescolarsi, terminare, riemergere dal suolo, dall'etere. Gli uomini hanno dimostrato di essere incapaci nella gestione di una tale facoltà. Questa età ha avuto vita breve.

C'era un tempo dal quale mi sono risvegliato tardi. Tutti gli sforzi compiuti all'interno di questa Tempesta erano tesi al raggiungimento di una condizione fuori dal tempo stesso, al placebo delle sensazioni; erano sforzi ai quali non era richiesto altro che la semplice devozione all'atto della fatica. Non era facile comprenderlo, forse non è nemmeno così facile anche ora, che abbiamo trovato le maniglie per tenerci saldi, al riparo di una Tempesta che nulla perdona e nulla lascia dietro a sè. E mentre ti aggrappi disperatamente a queste formidabili maniglie metti il naso giu' e riscopri Te bambino nel momento di oltrepassare quel fino spinato. Ti osservi guardare stranito attorno, mirare le Nuvole sopra la testa e correr via alla scoperta dell'ignoto che agognavi tanto.

..E c'era un tempo in cui ti chiedi se ci sia differenza tra le varie età. Se la libertà di correre a cui davi primaria importanza in un primo momento non sia in realtà una prigione rispetto al campo recintato di filo spinato dal quale ti sei trovato a fuggire perchè spinto dalla noia o semplicemente dalla necessità di crescere. In realtà hai sempre detestato questa possibilità alternativa di mostrarti al mondo, così lontano da tutto cio' che adoravi e custodivi gelosamente. E non hai mai apprezzato a fondo tutte quelle maniglie che ti si son parate davanti, durante ogni Tempesta che ti sei trovato ad affrontare a viso aperto e che ti sfiancavano sensibilmente. Quelle maniglie erano la tua salvezza, ma tu ti sei concentrato su altro.

Ma poi hai compreso..erano sforzi tesi all'Infinito.



E perchè il Tempo non si fermerà
in nessun posto..







21 March

Qua a pensare nel mio pezzetto di cielo..

Se dovessi cadere nel profondo dell'inferno,
dentro un fiume nero come l'inchiostro
Rotolare perduto tra i sacchi d'immondizia,
in un baratro senza ritorno
Se dovessi sparire nei meandri della terra
 e non vedere più la luce del giorno
ma è sempre soltanto la stessa vecchia storia e nessuno lo capirà
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi
nelle vie di New York il poeta è da solo e nessuno lo salverà
Nel distretto 19 la vita corre svelta
 tra i palazzi e i boulevard di Parigi
gli emigrati che ballano ritmi zigani
 si scolano le nere e le verdi
lo sdentato inseguiva le ragazze straniere
dai cappelli e dai vestiti leggeri
ma è sempre soltanto la stessa vecchia storia e nessuno lo capirà.
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi
nelle vie di Parigi il poeta è da solo e nessuno lo salverà
Vecchia sporca Dublino per un figlio che ritorna
 sei una madre che attende al tramonto
con la puzza di alcool coi baci e le canzoni
 per chi è stato un prigioniero lontano
c'è una bomba e una pistola, un inglese da accoppare
e una divisa dell'esercito in verde
ma è sempre soltanto la stessa vecchia storia e nessuna lo capirà.
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi
nelle vie di Dublino il poeta è da solo e nessuno lo salverà




 

wild patrick

職業
居住地
興趣
Bello, simpatico, intelligente, soprattutto modesto..insomma..da sposare..o da tirar calci in culo dalla mattina alla sera
Insistimo!
Si c'erano anche io